Ciao Attilio
non so come mi abbia trovato ma sono ancora qua in Malawi ed e' un piacere sentirti...qui scrivo un po' delle mie riflessioni e delle cose che accadono e faccio accadere in Malawi. Quando hai tempo so che leggerai qualcosa, ciao Ti saluto...
COLGO L'OCCASIONE CUMULATIVA PER RINGRAZIARE AMICI, PARENTI, FAMILIARI, E TUTTI COLORO CHE IN QUESTO PERIODO DI PERMANENZA IN iTALIA MI HANNO ANCORA UNA VOLTA DIMOSTRATO STIMA E AFFETTO...IL MIO RICORDO E LA MIA RICONOSCENZA...QUESTI OGGI I MIEI PENSIERI E UN PO' DI QUELLO CHE HO TROVATO...CIAO
Sono arrivato e con alcuni giorni di ritardo sono arrivati anche i miei pensieri e le mie emozioni che come ogni anno non erano saliti con me sull’aereo. Forse esiste una sola parola per definire lo stato del viaggiatore pentito: la nostalgia. Ogni anno il mio viaggio mi mette a dura prova, il mio corpo ne esce modificato e tutti i malawiani giù a dire che sono ingrassato, anche la mia mente si misura con ciò a cui appartiene più profondamente ma da cui si è distaccato. Quest’anno più che in passato ho percepito di essere tra le linee e non sapere bene dove esattamente collocarmi. Sto qui in Malawi, e qui che devo continuare la mia missione, e questo l’unico luogo dove oggi devo stare, ma il futuro si fa più vicino e incerto. Fino a quando? E poi cosa sarà di questa missione che con così grande fatica è stata realizzata in questi anni? E magari quale sarà la nuova missione che sceglierò o che sarà scelta per me? Questi pensieri si affollano con più insistenza ma la veritù è che sono stati lì insistenti fin dall’inizio.
Oggi ho incontrato Marina. Stavamo in carcere. Ho visto la sua macchina e ho capito che aveva uno dei suoi progetti ed infatti l’ho trovata mentre preparava un incontro con tutti i carcerati di Mangochi. Anche lei è tornata due settimane fa dall’Italia, più serena e pronta come sempre a riprendere il suo lavoro. Anche lei vive tra le linee e sente che la sua famiglia richiede in questo periodo un tempo maggiore.
Se sei missionario, come padre Bruno e tutti gli altri che stanno qui, hai scelto più di 30 anni fa che questa era la tua terra. Poi ci sono quelli un pò più sbandati e ondivaghi, come noi. Altre storie, ma ciò che mi meraviglia è che a 40 anni tutto è ancora sospeso e non riesco a trovare uno stato e un luogo definitivo. Un pò mi preoccupa ma so che è così che deve andare e in un mondo di stanziali che per scelta o per necessita mette radice, io faccio parte della generazione che ha scoperto la precarietà non solo come condizione lavorativa ma anche esistenziale.
Comunque qui fa caldo, è molto umido e ho già ricominciato la mia giostra quotidiana. Devo ancora rodare e riprendere il ritmo ma insomma quello che ho trovato è soddisfacente.
La fattoria è ancora in piedi. Simba, l’agronomo e Mquinda, l’autista si sono licenziati, così pure l’unico rasta della fattoria, Humphrey, che se ne andrà in Sud Africa. La cosa dispiace, ci rimettiamo a cercare ancora una volta e vedremo se andrà meglio, ho imparato che è inevitabile e che una forma naturale di selezione; un pò come highlander...non che ne rimarrà solo uno ma che rimarranno solo i migliori...così spero.
La casa del custode che però useremo forse per gli alendo è terminata. Così anche il pollaio che attende di essere ultimato nei prossimi giorni. Poteva andare peggio.
Le piogge sono strane e anche il fatto che il nostro agronomo si sia licenziato proprio nel periodo della semina non ha aiutato. Il trattore poi è inutilizzabile fino a Gennaio per via della guarnizione della testata che si è bruciata. Mi dicono da sola e ci voglio credere. Abbiamo seminato circa 7 ettari a mais, rimangono 5 con girasoli, 1 con paprika, forse 1 o anche 2 con il riso e il resto che stiamo preparando con cotone e soia. Le piogge sono strane, gli operai di stare sotto il sole che picchia non hanno gran voglia, ma ci si prova.
I polli crescono che è una meraviglia e a Gennaio saliremo da 1200 a 1600 per ciclo! Il forno va ma il rimpianto di non vendere la pizza come vorremo c’è sempre. Poi c’è da considerare il prezzo della farina che solo nel periodo della mia assenza è salito da 4200 kw a 5400 kw, più di 5 euro di rialzo in un mese per ogni sacco da 50 kg.
I prezzi! Come che in Italia solo che qui il valore della moneta e il potere degli stipendi diminuisce. A lungo termine non vedo grossa speranza per l’economia africana, specie quella malawiana, che importa ogni cosa per nave, per treno e per camion...se davvero il prezzo del barile arriverà fra qualche anno a 150 o a 200 dollari, qui non c’è nessun tipo di ammortizzatore sociale, qui si cade dritti e profondi nella buca.
Due mesi fa avevo pagato 1500 euro per il trasformatore che doveva servire il nostro mulino parrocchiale nel villagio di Makawa. Oggi sono andato ad informarmi e ho scoperto che di trasformatori, di cavi e di altre cose non c’è traccia in Malawi e si deve attendere che qualcosa arriva dal Sud Africa...
Mi sono informato poi per l’internet wi-fi, così si dice...bene è arrivato in Malawi ma non qui a Mangochi, che è la zona più turistica, forse il prossimo anno...ma non ci perdiamo d’animo e stiamo attendendo la risposta di un server che ci propone un’antenna per 600 megabyte al mese di traffico a disposizione a 150 euro...e poi penso a quei pacchetti tutto incluso a 10 euro al mese che vedevo in Italia...ma noi siamo in Malawi e pur di non sentirmi dire che non curo le mie comunicazione, proverò a mettere questa antenna.
Anche la mia casa del resto è come me l’aspettavo. Ora manca il tetto e tutto il resto, ma quello che avevo consegnato è stato fatto e i prossimi mesi saranno alla ...Caltagirone. Anche la chiesa è come la ricordavo e così tutti i miei parrocchiani che mi hanno accolto con calore e simpatia, mi chiedono di mia madre, della mia famiglia, e degli alendo che sono venuti semmai ritorneranno...io rispondo sempre di sì...vedete un pò voi.
Un pò mi manca la televisione italiana. I nostri bei telegiornali. I partiti che muiono, nascono e mostrano sempre le stesse facce. Mi manca di non sapere le ultimissime sul Perugia o su Garlasco, di non poter contribuire al risarcimento dei Savoia, di non poter essere ostaggio di un gruppo di tassinari mafiosi, di non essere terrorizzato quando vedo un romeno, di non poter andare a vedere chi si mena allo stadio. Mi mancherà l’italia un pò isterica, preoccupata, ammucchiata addosso alle televisioni, impaurita e piccola, che si salva con i buoni sentimenti, con il vino, con il suo made, con la sua simpatia. Chissà davvero cosa sta succedendo al mio paese? Chissà cosa sta succedendo alla mia Chiesa? Ai suoi preti, ai vescovi e al suo papa. Se si sta procedendo nella maniera giusta, se ci sono solo sbavature più o meno evidenti, se non è il caso di allarmarci, se non c’è nulla di nuovo, se bisogna avere speranza...è difficile dirlo.
Io dico che è un tempo strano. In cui ogni cosa importante, sembra nascere già vecchia. In cui si è come logorati e in cui si attende che sia l’economia e la televisione a dirci come dobbiamo sentirci. La sicurezza di certi numeri, l’evidenza delle cifre, ci rende tristi e preoccupati e non va meglio se guardiamo alla salute del pianeta che abitiamo.
La fine del petrolio, l’economia che rallenta, subprime, derivati, il cambiamento climatico, le emissioni di anidride carbonica, l’effetto serra, il protocollo di Kyoto, la fame che ancora vince, l’aids, il terrorismo, le bombe...
Incerti. Confusi. Incapaci di osare. Di indicare una direzione.
Chi ci salverà?
Il Papa ha scritto di fidarci di Dio e di sperare nel suo amore. Solo così il mondo potrà ritrovare se stesso. C’è del vero ma le cose sono più complicate, nel senso che il tempo attuale è quello che porterà al restringimento delle libertà personali non per ragioni politiche, per forze dittatoriali o per imposizione religiosa.
In molti cominciamo ad intravedere che il tempo del liberismo consumistico, esistenziale, industriale, politico non sarà più sostenibile. Ma ho paura che come sempre accade questo diverrà evidente a giochi fatti, solo dopo che l’inevitabile e l’irreparabile sia già accaduto. Gli uomini raramente evitano di precipitare nel baratro.
Spero di sbagliare ma c’è una discreta possibilità che molte economie, paesi interi, possano essere devastati dalla tenaglia dell’aumento del prezzo del petrolio, della crisi mondiale delle economie e dei mercati finanziari e dai cambiamenti climatici. Che la crisi economica si coniughi con la crisi ambientale e che in un paese privo di risorse energetiche si abbattano inondazioni o imperversino anni di siccità o che magari fra qualche anno, ma è già successo...qui in Malawi non si trovi per niente il carburante e così tutti a piedi, magari per settimane...sono preoccupato e curioso.